Esercizi per lipedema: esistono davvero?

Da quando ho iniziato a occuparmi di allenamento per donne con lipedema, ho seguito oltre 300 casi e oggi rappresentano circa il 90% delle persone che seguo insieme al mio team. Visto che tante persone arrivano sul mio sito cercando “esercizi per il lipedema”, spesso le pazienti arrivano con una domanda molto diretta:

“Quali esercizi devo fare per il lipedema?”

La risposta, oggi, è molto diversa rispetto a pochi anni fa.
Grazie al recente “cambio di paradigma” nella ricerca clinica, sappiamo che il lipedema non è solo un accumulo di grasso, ma una patologia del tessuto connettivo lasso. In questo articolo esploro come l’esercizio fisico possa agire non solo sui volumi, ma soprattutto sulla salute della fascia e del sistema linfatico.

(Queste sono alcune delle persone che seguono un percorso di fitness coaching online con me e il mio team: tutte svolgono allenamenti di rinforzo e mobilità e seguono piani
alimentari prescritti da nutrizionisti/e.)

Che cos’è il lipedema (oltre i falsi miti)

(Questo paragrafo è un riepilogo non esaustivo, per maggiori info rimando alle Linee Guida e Documenti di Consenso e al volume Lipedema.
Conoscerlo, gestirlo, trattarlo. Una mappa nel labirinto di LIO Lipedema Italia. APS/ETS Associazione Italiana Lipedema, 2024).

Il lipedema è una patologia cronica del tessuto adiposo-connettivale, caratterizzata da un accumulo sproporzionato e simmetrico di tessuto adiposo fibrotico, prevalentemente su glutei e arti.
Per anni è stato definito una malattia “inevitabilmente progressiva”.
Il Consensus Internazionale del 2020 ha però smentito questo dogma: non esistono prove che il lipedema sia necessariamente progressivo.
Spesso è l’aumento di peso corporeo a peggiorare i sintomi, non la patologia in sé.

Gonfiore ed edema: una distinzione fondamentale

Un altro punto cruciale riguarda il gonfiore.
Nel lipedema non è presente il classico “edema libero” (fluido mobile) tipico del linfedema.
Si tratta invece di un edema della matrice extracellulare, in cui il liquido è legato a proteoglicani e GAGs, formando una sorta di “gel”.
Questo spiega perché il linfodrenaggio manuale, pur essendo piacevole e utile per il dolore, non riduce drasticamente i volumi nel lipedema puro.

Come si manifesta il lipedema

La manifestazione più evidente è un aumento di tessuto adiposo fibrotico e nodulare, soprattutto sugli arti.
Si sviluppa prevalentemente in:
  • periodi di cambiamento ormonale (menarca, gravidanza, terapie ormonali, menopausa)
  • fasi di stress psicofisico
  • variazioni di peso corporeo

Spesso viene confuso con grasso ginoide o con la comune “cellulite”, ma il grasso lipedematoso è strutturalmente diverso dal tessuto adiposo comune.
Disfunzioni del sistema venoso e linfatico possono coesistere o comparire con l’aggravarsi della patologia: il lipedema è quindi diverso sia dal linfedema sia dall’obesità. Della differenza tra lipedema e “cellulite” avevo parlato anche in questa diretta.

Il legame con l’ipermobilità

Tra il 44% e il 75% delle donne con lipedema presenta un disturbo dello spettro ipermobile (HSD/hEDS).

Con il tempo, fibrosi e volumi possono mascherare l’ipermobilità, rendendo la diagnosi più difficile e peggiorando la qualità del movimento.

L’infiammazione parte dall’intestino?

Le evidenze più recenti suggeriscono che l’infiammazione del tessuto lipedematoso possa essere innescata anche da iperpermeabilità intestinale. L’ingresso in circolo di endotossine batteriche (LPS) favorirebbe infiammazione cronica e ipertrofia del tessuto adiposo. Per questo curare l’alimentazione non serve solo a “dimagrire”, ma a ridurre uno stato infiammatorio sistemico che coinvolge il connettivo.

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Il lipedema è una patologia adipo-fasciale

Il lipedema è una patologia sistemica che colpisce tutto il tessuto connettivo inclusa la fascia, un vero e proprio organo che si distingue in:
  • superficiale: strato accessibile alle manipolazioni; contiene canali linfatici, matrice extracellulare, lobuli adiposi, meccanorecettori
  • profonda: avvolge muscoli, tendini e legamenti, essenziale nella trasmissione della forza viscerale
  • meningea

La fascia è composta da:
  • matrice extracellulare, impalcatura fluida e comunicativa
  • fibroblasti, responsabili del rimodellamento tissutale

Il fluido presente nella matrice:
  • o viene drenato dal sistema linfatico
  • o rimane legato a glicosamminoglicani e proteoglicani

Nel lipedema, l’infiammazione cronica porta a:
  • perdita di scambio nutritivo
  • accumulo di edema che tende a solidificare
  • aumento della fibrosi
  • peggioramento del drenaggio e della funzione muscolare

Non è quindi solo “grasso”: è un disordine adipo-fasciale sistemico.
Infatti, la distribuzione del grasso lipedematoso non è casuale, ma correlata ai distretti fasciali chiave per il drenaggio linfatico.

Ho scritto due post che possono interessarti su questo tema:

Lipedema e sistema linfatico

Molte persone con lipedema hanno:
  • lassità legamentosa
  • disfunzioni di piede, caviglia, ginocchia, bacino e pavimento pelvico.

Queste strutture influenzano a loro volta il ritorno venoso-linfatico e quindi la capacità del corpo di ossigenare, nutrire e rimuovere gli scarti metabolici dai tessuti, per esempio in seguito ad un allenamento.

Parallelamente, la fibrosi dei tessuti, oltre a influenzare la capacità di scarico linfatico, riduce la capacità di attivare correttamente i muscoli, trasmettere forza e di dare una buona risposta elastica (molte pazienti anche nei primi stadi riportano infatti grande difficoltà a fare gesti che si basano sull’elasticità della fascia come camminare e fare le scale).

Inoltre, il sistema linfatico non ha una pompa equivalente al cuore e dipende dal movimento ed elasticità dei tessuti per funzionare.
I principali linfonodi sono infatti nelle articolazioni perché il movimento ne facilita il lavoro.
Per questo una limitata capacità di movimento delle articolazioni dovuta alle fibrosi e ai volumi degli arti peggiora ulteriormente il drenaggio, già messo in difficoltà dalla ridotta capacità elastica del tessuto.

E no: non si risolve con “routine circolatorie” con palline, roller o leggings venduti con codice sconto.
La moda degli “esercizi circolatori” spesso semplifica (e banalizza) un problema complesso, riducendolo a gesti ripetitivi e prodotti da vendere, senza affrontare funzione, carico, adattamento e recupero.

Lipedema ed esercizio fisico

È importante valutare caso per caso a cosa dare priorità, possibilmente con l’aiuto di un fisioterapista in grado di valutare le capacità di movimento e di lavorare manualmente per migliorare lo scorrimento dei piani fasciali e quindi le capacità di scarico linfatico, recupero e attivazione muscolare.
Spesso è importante migliorare prima la funzione di alcuni distretti chiave per il drenaggio (dorso, torace, addome, bacino, sacro, ginocchia, caviglia, piede) e ridurre le rigidità fasciali per poter affrontare gradualmente gli allenamenti di muscolazione.

Inoltre, le capacità individuali e la presenza o meno di altre patologie (es. obesità) sono la base per strutturare qualsiasi allenamento, SEMPRE, non solo in caso di lipedema! Quindi diffida dei programmi standardizzati.Spesso è importante migliorare prima la funzione di alcuni distretti chiave per il drenaggio (dorso, torace, addome, bacino, sacro, ginocchia, caviglia, piede) e ridurre le rigidità fasciali per poter affrontare gradualmente gli allenamenti di muscolazione.

Esistono esercizi “per” il lipedema?

No. Non esiste un protocollo universale né un’attività dimostrata superiore alle altre.
Inoltre, è fondamentale distinguere tra:
  • Attività fisica: qualunque movimento che aumenta il consumo di energia rispetto al riposo (camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici)
  • Esercizio fisico: attività fisica strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente (es. allenamenti generici che puoi trovare su Internet, corsi di gruppo con acquagym e yoga…)
  • Esercizio terapeutico: programma personalizzato per riportare una paziente ad uno stato fisiologico, riducendo dolori, fattori di rischio e ottimizzare lo stato di salute
  • Allenamento: sessioni programmate per migliorare volontariamente forza, resistenza, mobilità…

Attività fisica ed esercizio fisico fanno parte di uno stile di vita dinamico e attivo consigliabile a chiunque (ovviamente anche alle persone con lipedema) ma non sono sufficienti né a gestire la patologia né a portare risultati.
Per questo è fondamentale un programma personalizzato che tenga presente le condizioni di partenza, le implicazioni infiammatorie degli allenamenti e che porti al miglioramento di forza, stabilità, resistenza cardiovascolare.

Spesso anche l’estetica migliora grazie a un miglior “tono” muscolare, alla riduzione del grasso non lipedematoso e all’eventuale edema.

Ma la tempestività è fondamentale! curare alimentazione, allenamento, stile di vita fin dai primi stadi dà più probabilità di evitare peggioramenti.

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Come allenare la fascia nel lipedema

Il tessuto connettivo è un vero “organo di senso” in grado di rimodellarsi continuamente in base agli stress meccanici e chimici a cui è sottoposto.

L’assenza di stimolo come nella vita sedentaria è particolarmente probematico in chi ha lipedema perché porta a un deterioramento più grave delle capacità del tessuto connettivo di trasmettere la forza generata dai muscoli e di far funzionare il sistema linfatico e immunitario.

Aumentano quindi edema, dolore, affaticabilità, debolezza, maggiore suscettibilità a malattie.

L’allenamento come inteso nel bodybuilding e nel fitness non necessariamente modifica in modo “funzionale” la fascia, che ha bisogno di stimoli diversi tra cui gesti esplosivi come lanci e balzi ma anche sforzi submassimali come nell’allenamento della forza.

Inoltre, è vero che l’esercizio intenso con sovraccarichi stimola la produzione di collagene e le cellule del connettivo aumentando la loro capacità. Se però non accompagnato da un adeguato lavoro di mobilità, può peggiorare la rigidità dei tessuti e la coordinazione.

L’obiettivo del mio metodo è migliorare stabilità e flessibilità allo stesso tempo, rendendo il corpo resistente ma capace di movimenti rapidi e fluidi, migliorando la risposta di tendini e legamenti, prevenendo la rigidità articolare, proteggendo i muscoli da eventuali danni, migliorando i tempi di recupero e la coordinazione.
L’obiettivo del mio metodo è migliorare stabilità e flessibilità allo stesso tempo, rendendo il corpo resistente ma capace di movimenti rapidi e fluidi, migliorando la risposta di tendini e legamenti, prevenendo la rigidità articolare, proteggendo i muscoli da eventuali danni, migliorando i tempi di recupero e la coordinazione.

I pilastri del mio metodo aggiornato

Il concetto di “Buffer” e il no al cedimento

In palestra, è fondamentale evitare il cedimento muscolare, che genera un’infiammazione eccessiva. È raccomandato lavorare con un buffer allenante (lasciare 3-4 ripetizioni di margine) per stimolare la forza senza stressare i vasi già fragili.

L’effetto catapulta

A differenza di quanto si pensasse, movimenti balistici o piccoli rimbalzi controllati (come nel rebounding) possono essere utili per allenare l’effetto catapulta della fascia, ovvero la sua capacità di immagazzinare e restituire energia elastica.

Attenzione alla pressione (sindrome compartimentale)

L’esercizio intenso su gambe molto infiammate può aumentare la pressione tissutale all’interno degli spazi fasciali chiusi, rischiando una ischemia tissutale (sindrome compartimentale). Per questo motivo, in fase acuta, vanno evitati squat e affondi profondi che aumentano eccessivamente la filtrazione capillare.

Il ruolo del piede e della caviglia

La maggior parte delle pazienti presenta deficit di mobilità alla caviglia, spesso a causa di blocchi fibrotici nel cavo popliteo. Esercizi con la pallina sotto il piede non servono come “massaggio circolatorio”, ma come stimolo per liberare la fascia profonda e migliorare il drenaggio profondo dell’intero arto.

L’esercizio in caso di lipedema, quindi, deve includere allenamento personalizzato con sovraccarichi graduali ed esercizi funzionali ai movimenti quotidiani per migliorare il controllo motorio, la capacità della fascia di trasmettere il movimento e il metabolismo (in particolare quello dei carboidrati che è strettamente correlato alla quantità e allenamento della muscolatura).

La priorità è prima di tutto la qualità della vita quotidiana, ma spesso si ottengono anche risultati estetici (molto dipende anche dalla alimentazione e dalle caratteristiche individuali).

Inoltre il 98% delle donne con lipedema (dato riportato dalla Dott.ssa Laura Patton, endocrinologa, all’evento del 7 maggio 2022 a Nola) ha carenza di vitamina D, che può causare debolezza e dolori muscolari e predisporre all’osteoporosi.
L’esercizio con sovraccarichi aiuta a ridurre il rischio di osteoporosi.
Ovviamente, anche in caso di lipedema valgono tutte le considerazioni su come rimettersi in forma dopo i 40 per prevenire sarcopenia, osteoporosi (a cui le persone con lipedema sono più esposte!), malattie metaboliche (come obesità che infatti è spesso una comorbidità del lipedema, come nel caso di questa cliente)…

Ci sono esercizi completamente sconsigliati per il lipedema?

La personalizzazione è fondamentale: bisogna trovare il compromesso tra stimolo e capacità di recupero, che sono diverse sempre da persona a persona.
Esercizi che aumentano molto l’infiammazione provocano traumi ai capillari venosi e edema alle zone interessate possono peggiorare il dolore o causare la comparsa di nuovi problemi, ma bisogna valutare caso per caso.

Personalmente in generale consiglio di evitare:
  • allenamenti di endurance con impatti e microtraumi sul piede (es. corsa) o con posizioni che comprimono importanti arterie e stazioni linfatiche (es. spinning)
  • sport con alte possibilità di traumi da impatto su tessuti già infiammati (es. kickboxing)
  • workout con salti (es. squat jump, box jump) perché stressano il sistema venoso in zone dove a causa dell’infiammazione e della fibrosi c’è già una aumentata permeabilità capillare e perché molto spesso chi soffre di lipedema ha lassità legamentosa e disfunzioni di piede-caviglia-ginocchia e pavimento pelvico che potrebbero subire traumi
  • allenamenti tipo “HIIT” (ad alta intensità cardiovascolare)
  • schede stile bodybuilding, con molte tecniche di intensità

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Altre attività consigliate nel lipedema

  • Linee Guida e Documenti di Consenso consigliano qualsiasi attività gradita e raccomandano di utilizzare sempre le calze compressive durante l’esercizio perché riducono l’infiammazione e la proliferazione del tessuto connettivo.
  • Stress: é fondamentale abbassare lo stress psicofisico, che è un potente fattore che aumenta infiammazione e irrigidimento del tessuto connettivo. Attività come yoga e meditazione possono aiutare.
  • Attività in acqua: consigliata soprattutto se si parte da una condizione di sedentarietà e scarsa forza e massa muscolare in rapporto al peso e massa grassa perché grazie alla pressione dell’acqua riduce l’edema se c’è, ha basso impatto sulle articolazioni e non c’è rischio di cadute o infortuni.
  • Camminare: compatibilmente con i dolori ed eventuali problemi posturali, è un ottimo inizio per aumentare l’efficienza cardiovascolare e abbassare lo stress. (Chi segue un percorso con me, se le condizioni lo permettono, ha come primo obiettivo raggiungere almeno i 30′ di attività fisica quotidiana consigliata dall’OMS.)
  • Trampolino elastico: può essere un modo divertente per aumentare l’attività aerobica, da valutare in base a eventuale lassità legamentosa per potenziali rischi alla fascia plantare, caviglie, ginocchia e pavimento pelvico.

Riferimenti

  • Amato, A. (2023). Exercise Method for Lipedema.
  • Bertsch, T., Erbacher, G., Elwell, R. (2020). Lipoedema: a paradigm shift and international consensus. Journal of Wound Care.
  • Bruno, A. (2022). Chirurgia funzionale del lipedema. Diretta Instagram del 4 maggio 2022.
  • Corda, D. Linfedema e Lipedema. Conoscerli, riconoscerli, curarli. Minerva Medica.
  • Fiengo, E., Sbarbati, A. (2025). Lipedema and Hypermobility Spectrum Disorders Sharing Pathophysiology: A Cross-Sectional Observational Study. Journal of Clinical Medicine.
  • Herbst, K. L. Mind, Body & The Matrix: The Role of Pumps and Other Therapies for Lipedema.
  • Herbst, K. L., et al. (2021). Standard of Care for Lipedema in the United States. Phlebology.
  • ILA – International Lipoedema Association (2021). Lipedema, Not a Closed Case: A New International Consensus.
  • ILA – International Lipoedema Association (2022). Lipedema – ILA 2021 International Consensus Document: dalla parte del paziente. 25 giugno 2022, Montegrotto (PD).
  • Kruglikov, I. L., Scherer, P. E. (2024). Is the endotoxin–complement cascade the major driver in lipedema? Trends in Endocrinology & Metabolism.
  • LIO Lipedema Italia. Linee guida e documenti di consenso.
  • LIO Lipedema Italia APS/ETS (2024). Lipedema. Conoscerlo, gestirlo, trattarlo. Una mappa nel labirinto. Youcanprint.
  • Müller, D. G., Schleip, R. (2020). The Catapult Mechanism: Elastic Recoil of Fascial Tissues. Fascia Training Academy.
  • Patton, L., et al. (2024). Observational Study on a Large Italian Population with Lipedema. International Journal of Molecular Sciences.
  • Pitotti, G. Lipedema. It’s not your fault! Manuale teorico-pratico di nutrizione e gestione del lipedema.
  • SANA inFORMAZIONE & LIO Lipedema Italia Onlus (2021). Nutrizione clinica nel lipedema. Corso online, 21 e 28 febbraio 2021, Nola (NA).
  • Schleip, R., et al. (2019). Fascia Is Able to Actively Contract and May Thereby Influence Musculoskeletal Dynamics. Frontiers in Physiology.
  • Simarro Blasco, J. L., et al. (2025). Clinical Signs at Diagnosis and Comorbidities in a Large Cohort of Patients with Lipedema in Spain. Biomedicines.
  • Van Esch-Smeenge, J., et al. (2017). Muscle strength and functional exercise capacity in patients with lipoedema and obesity: a comparative study. Journal of Lymphoedema.
  • 7 maggio 2022. Il lipedema: approccio multidisciplinare dalla diagnosi alle terapie. Aspetti teorico-pratici.

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